curatella

a cura di Alessandro De Bei e Massimo Perissinotto

lunedì 4 marzo 2013

1946: LA MORTE VIENE DA SCOTLAND YARD di Don Siegel

Il primo film del geniale regista di FUGA DA ALCATRAZ, è un sofisticatissimo omaggio al teatro, al cinema muto dell'espressionismo tedesco e a quello immediatamente successivo e sonoro della Universal, ovvero quel cinema americano "rimodellato" da giovani registi inglesi come James Whale e da transfughi dell'espressionismo come Fritz Lang e Karl Freund. Un grande lamento funebre che si eleva per le strade avvolte da nebbie cimiteriali della Londra vittoriana. Con un prodigio di stilizzazione che innesta il passato sopracitato ad una formula destinata a fare nel tempo proseliti, tra i più evidenti, moderni e famosi, Dario Argento e Brian de Palma. Il perno del film è la coppia formata da due maschere cinematografiche di grande fisicità, rese precedentemente famose da IL MOSTRO DI DUSSELDORF, dell'immancabile (in quanto maestro di tutti)Fritz Lang e IL MISTERO DEL FALCO di John Huston, ovvero: Peter Lorre e Sydney Grennstreet. Il dècor accuratissimo,che quasi satura ogni singolo fotogramma, ci introduce in un ambiente perfettemente reinterpretato da una sintesi degli spazi, forse, quasi obbligata, ma di certo risultante creativa e accattivante. All'interno di questa cornice fastosa, emergono tutta una serie di personaggi dominati da tensioni al limite della psicopatologia, che rendono ancor più ingarbugliata e inquietante la trama costruita con perfezione millimetrica e ingannatrice. Il delitto, sfociato nell'ambiente borghese di quattro amici, tra cui la coppia Lorre & Greenstreet, porta i personaggi a rivelare il loro vero volto al di là delle finzioni sociali e istituzionali: catalizzando nell'ipocrisia generale l'unico e autentico legame. Voto !!!!!

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