Il primo film del geniale regista di FUGA DA ALCATRAZ, è un sofisticatissimo omaggio al teatro, al cinema muto dell'espressionismo tedesco e a quello immediatamente successivo e sonoro della Universal, ovvero quel cinema americano "rimodellato" da giovani registi inglesi come James Whale e da transfughi dell'espressionismo come Fritz Lang e Karl Freund. Un grande lamento funebre che si eleva per le strade avvolte da nebbie cimiteriali della Londra vittoriana. Con un prodigio di stilizzazione che innesta il passato sopracitato ad una formula destinata a fare nel tempo proseliti, tra i più evidenti, moderni e famosi, Dario Argento e Brian de Palma.
Il perno del film è la coppia formata da due maschere cinematografiche di grande fisicità, rese precedentemente famose da IL MOSTRO DI DUSSELDORF, dell'immancabile (in quanto maestro di tutti)Fritz Lang e IL MISTERO DEL FALCO di John Huston, ovvero: Peter Lorre e Sydney Grennstreet.
Il dècor accuratissimo,che quasi satura ogni singolo fotogramma, ci introduce in un ambiente perfettemente reinterpretato da una sintesi degli spazi, forse, quasi obbligata, ma di certo risultante creativa e accattivante.
All'interno di questa cornice fastosa, emergono tutta una serie di personaggi dominati da tensioni al limite della psicopatologia, che rendono ancor più ingarbugliata e inquietante la trama costruita con perfezione millimetrica e ingannatrice.
Il delitto, sfociato nell'ambiente borghese di quattro amici, tra cui la coppia Lorre & Greenstreet, porta i personaggi a rivelare il loro vero volto al di là delle finzioni sociali e istituzionali: catalizzando nell'ipocrisia generale l'unico e autentico legame.
Voto !!!!!
curatella
a cura di Alessandro De Bei e Massimo Perissinotto
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lunedì 4 marzo 2013
1946: LA MORTE VIENE DA SCOTLAND YARD di Don Siegel
Il primo film del geniale regista di FUGA DA ALCATRAZ, è un sofisticatissimo omaggio al teatro, al cinema muto dell'espressionismo tedesco e a quello immediatamente successivo e sonoro della Universal, ovvero quel cinema americano "rimodellato" da giovani registi inglesi come James Whale e da transfughi dell'espressionismo come Fritz Lang e Karl Freund. Un grande lamento funebre che si eleva per le strade avvolte da nebbie cimiteriali della Londra vittoriana. Con un prodigio di stilizzazione che innesta il passato sopracitato ad una formula destinata a fare nel tempo proseliti, tra i più evidenti, moderni e famosi, Dario Argento e Brian de Palma.
Il perno del film è la coppia formata da due maschere cinematografiche di grande fisicità, rese precedentemente famose da IL MOSTRO DI DUSSELDORF, dell'immancabile (in quanto maestro di tutti)Fritz Lang e IL MISTERO DEL FALCO di John Huston, ovvero: Peter Lorre e Sydney Grennstreet.
Il dècor accuratissimo,che quasi satura ogni singolo fotogramma, ci introduce in un ambiente perfettemente reinterpretato da una sintesi degli spazi, forse, quasi obbligata, ma di certo risultante creativa e accattivante.
All'interno di questa cornice fastosa, emergono tutta una serie di personaggi dominati da tensioni al limite della psicopatologia, che rendono ancor più ingarbugliata e inquietante la trama costruita con perfezione millimetrica e ingannatrice.
Il delitto, sfociato nell'ambiente borghese di quattro amici, tra cui la coppia Lorre & Greenstreet, porta i personaggi a rivelare il loro vero volto al di là delle finzioni sociali e istituzionali: catalizzando nell'ipocrisia generale l'unico e autentico legame.
Voto !!!!!
giovedì 28 febbraio 2013
1935: AMORE FOLLE di Karl Freund
Da Karl Freund, operatore e direttore della fotografia di METROPOLIS di Fritz Lang e regista del primo originale LA MUMMIA, un film tra i più malsani -forse il più malsano con FREAKS di Todd Browning- di quei tempi: agli albori del cinema sonoro, quando pionieristici fenomeni da baraccone (Todd Browning faceva il fachiro al circo prima di dedicarsi al cinema) e transfughi dell'espressionimo allungavano le loro ombre nella luce tinnica di una Hollywood in fascie: trasformando l'orrore in disperati melodrammi.
Film epocale, in bilico tra il mondo della vecchia Europa, l'Espresionismo di Murnau , e il nuovo continente Americano: il vecchio e il Nuovo mondo.
Peter Lorre giganteggia nella superba interpretazione del chirurgo Gogol, perdutamente innamorato ma non corrisposto dell'attrice teatrale Yvonne, interpretata da Isabel Jevel, già felicemente sposata con un famoso pianista, interpretato dal mitico Colin Clive (già protagonista dei Frankentein's di James Whale). Tale infausto innamoramento porterà Gogol ad idealizzare Yvonne, trasformandola in una sua creatura come nel Mito di Pigmalione e Galatea. Lo scambio tra donna reale e statua di cera da lui perversamente e feticisticante idolatrata, porterà Gogol in un crescendo allucinatorio in cui Lorre raggiungerà le vette interpretative del grandioso MOSTRO DI DUSSELDORF (del maestro di tutti: FRITZ LANG).
Cult destinato a perdurare nel tempo e ampiamente citato da Alejandro Jodorowsky nel suo SANTA SANGRE.
Voto !!!!
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