curatella

a cura di Alessandro De Bei e Massimo Perissinotto

lunedì 18 febbraio 2013

1987: LE FOTO DI GIOIA di Lamberto Bava

"Lamberto Bava, figlio degenere del grande Mario". Sono parole scritte di mio pugno per un articolo pubblicato 13 anni orsono e che ancora circola in rete. Parole che oggi rinnego (solo gli imbecilli non cambiano mai idea). Lamberto Bava era ed è un vero cineasta! LE FOTO DI GIOIA, pur non possedendo il furore virtuosistico dei due DèMONI, lo stile maturo e la profondità di MISTERIA (BODY PUZZLE), è comunque da annoverarsi tra le prove cinematografiche più riuscite ed originali di Bava jr, anche in virtù dell'inedita ambientazione: il dietro le quinte (e il sottobosco) delle riviste soft porno italiane tanto in voga negli anni 80. Bava jr, "quasi" fellinianamente, trova anche lo spazio nell'economia del racconto per celebrare in una lunga e bella sequenza gli ultimi spasmi di una cinecittà ancora palpittante di sogni fanciulleschi, indaffarata in grandi produzioni fantasy, fantascientifiche e horror (autocitazione da Dèmoni). Serena Grandi, giunonica e burrosa -simbolo di un erotismo casareccio tutto italiano- è più che mai perfetta nel ruolo di ex pornostar, ora ereditiera perseguitata da un "fantasioso" serial killer. Le veterane Capucine e Daria Nicolodi e i veterani George Eastman e David Brandon, nonchè uno stuolo di giovani starlettine destinate a breve ed effimera carriera, fungono da contorno e in qualche caso da carne da macello. La regia, elettrica e fluida, inscena delitti psichedelici in soggettiva, dalla quale si apprende la visione distorta dell'omicida, che vede in tutte le donne orribili mostri. Giallo solo apparentemente lineare, in realtà abilmente "costruito" -quasi impossibile indovinare l'assassino!- dagli specialisti Martino/Clerici/Stroppia. Le scenografie di Antonello Geleng (La chiesa, Il Fantasma dell'Opera, La terza madre...), le musiche di Simon Boswell (Hardware, Dust Devil, Lord of illusion...), la fotografia di Gianlorenzo Battaglia (Dèmoni 1 e 2, Barbarians, Witchcraft...) e una "certa" ricchezza produttiva, contribuiscono alla tenuta nel tempo di questo "psychotronico" trilling italiano tutto anni 80. Voto: !!!!

mercoledì 13 febbraio 2013

2010: CARIBBEAN BASTERDS di Enzo G. Castellari

"Enzo G. Castellari è uno dei più grandi registi viventi". Non lo dico io, ma cineasti del calibro di Quentin Tarantino, Michael Cimino, John Milius, Walter Hill, Michael Mann, John Woo... Certo che questo suo ultimo piccolo film, girato in digitale, pensato per l'home video e solo successivamente sviluppato per il grande schermo, non può competere con i suoi capolavori "storicizzati": IL GRANDE RACKET, IL CITTADINO SI RIBELLA, TUAREG, QUEL MALEDETTO TRENO BLINDATO, KEOMA (nati e cresciuti in un ben altro humus culturale e produttivo, quello degli anni 70 e 80), o all'immenso e sottavalutato JONATHAN DEGLI ORSI (1994), ma è comunque una testimonianza più che fiammeggiante dell'indomabile (è proprio il caso di sottolinearlo) talento di Castellari, qui alla regia dopo una pausa forzata di ben 17 anni! Girato alla veneranda età di 75 anni, CARIBBEAN BASTERDS sembra diretto da un giovane filmker, nell'accezione più positiva del termine, tanto è un film vigoroso, fresco e genuinamente trasgressivo. Stilisticamente molto più al passo coi tempi rispetto alla quasi totalità dei suoi colleghi italiani in attività, questo scapigliatissimo e "shakespeariano" Arancia Meccanica ai Caraibi, ammantato di eros e odorante di cordite, vanta notevoli giovani interpreti, tra cui -oltre agli atletici Vik.C Ryan e Maximiliano Hernando Bruno- la bella, brava e intelligente Eleonora (Sugar Barbarella) Albrecht. Grande attenzione, come sempre, al montaggio e alla musica. Voto: !!!!

domenica 10 febbraio 2013

2005: NECROMANCER di Pyapan Choopetch

Nuovo cinema thailandese: estremo, barocco, iperbolico...più di quello russo (penso a I GUARDIANI DEL GIORNO), giapponese, coreano e cinese; dove ogni mezzo tecnico, effeti speciali compresi, viene impiegato senza parsimonia e con sprezzo del ridicolo. Questo sul piano formale. Sul piano contenutistico: un disastro. Trama puerile, sceneggiatura lacunosa, personaggi inesistenti, dialoghi infantili...su quello puramente estetico il giudizio è più difficile: da una parte una forte connatazione locale e folkloristica lo rende estremamente interesante e piacevole ( e in qualche modo "inedito" ); dall'altra una concezione dell'intrattenimento da sterile blockbuster hollywoodiano. Il risultato è una macchina tritageneri: thriller, fantasy, action, horror, poliziesco, noir...la cui somma degli ingredienti, però, azzera il sapore della fin troppo speziata pietanza. Resta solo la, comunque non del tutto magra, consolazione di aver assistito ad uno spettacolo inconsueto, fuori dal comune, che di certo non si vede tutti i giorni. Voto !!!

giovedì 7 febbraio 2013

1949: OSSESSIONE, VENDICO IL TUO PECCATO di Edward Dmytryk

Il secondo film inglese di Edward Dmytryk, dopo la cacciata dai piani alti di Hollywood per sospette attività antiamericane, consolida la sua fama di autore controcorrente. Dmytryk, che vivrà a lungo e realizzerà un capolavoro dopo l'altro, è stato con Fritz Lang, Orson Welles e Alfred Hitchcock, tra i più grandi cineasti dell'età dell'oro. Tra i suoi capisaldi, per esempio, ANIME SPORCHE del 1962 (contenuto come bonus nel dvd di OSSESSIONE, VENDICO IL TUO PECCATO), scritto nientemeno che da John Fante come risposta "liberal" a LA VALLE DELL'EDEN di Elia Kazan. ANIME SPORCHE è una riletura in chiave noir/femminista della parabola biblica di Osea e Gomer, ambientata per l'occasione in una piccola provincia rurale sul finire della grande depressione, e con un impareggiabile cast al femminile: Jane Fonda, Capucine, Anne Baxter, Capucine, Joanna Moore, Barbara Stanwyck. Tornando a OSSESSIONE, VENDICO IL TUO PECCATO, tratto da una pièce teatrale di Alec Coppel, anche sceneggiatore, la chiave di lettura e sempre il più totale anticonformismo, in quanto trattasi di un noir che scardina tutte le convenzioni del genere, reinventandolo. Perfetta, come in tutti i film di Dmytryk, per alchimia e affiatamento, la coppia: Robert Newton e Sally Gray (che per intensità sembra quasi anticipare quella del suo ultimo film, SHALAKO, con Sean Connery e Brigitte Bardot). Impeccabile tutto il resto, dalla fotografia espressionista alla colonna sonora curiosamente firmata da Nino Rota. Un film di quelli che non si possono raccontare, ma soltanto vedere. VOTO: !!!!!

lunedì 4 febbraio 2013

FLIGHT di Robert Zemeckis

Robert Zemeckis ha una carriera di tutto rispetto alle spalle, altrettanto se non forse di più Denzel Washington... FLIGHT, segna però una battuta d'arresto per entrambi. Non un bruttissimo film, intendiamoci, ma completamento sbagliato. Così sbagliato che alla fine del percorso di disintossicazione del protagonista, anzichè commuoverci al suo retoricissimo e bacia pile sermone finale con musichetta orribile in sottofondo e ai suoi rapporti ritrovati nell'assurda pena da scontare, viene invece voglia di correre immediatamente a sballarsi di brutto al primo bar fuori dal cinema, magari ascoltando in loop e a tutto volume Simphaty for the devil dei Rolling Stones. VOTO: !!

sabato 2 febbraio 2013

2004: AUTOREVERSE (NI POUR NI CONTRE) di Cédric Klapish

Film come AUTOREVERSE, li facevamo anche noi italiani negli anni 70, penso a MILANO ODIA e a LA BANDA DEL GOBBO, entrambi di Umberto Lenzi e con Tomas Milian mattatore. Ora, film così non li facciamo più, li fanno i francesi...però peggio. AUTOREVERSE, infatti, è patinato, perfettino, modaiolo, in una parola: estetizzante. La banda di malavitosi tunisini è fighett(in)a, quando non insopportabilmente macchiettistica: dal coreografo di un Crazy Horse in miniatura al kebabbaro che sfrutta la sua seconda moglie francese, dal capo della banda che sembra Fabrizio Corona alla mascotte, Loulou, fanciullino "pascoliano" col mitra. La sceneggiatura è un corollario di ovvietà, nulla ci viene risparmiato: dalla rapina "perfetta" che va in malora all'educazione criminale di una giovana, bella e bianca, borghesuccia francese, che dal primo istante sappiamo destinata a fregarli tutti. Film così li facevamo anche noi negli anni 70... Molto meglio però! VOTO: !!

venerdì 1 febbraio 2013

LA MIGLIORE OFFERTA di Giuseppe Tornatore

Il cinema italiano è in crisi perché non si praticano più generi che non siano commedia o cinema d'impegno? Forse, ma anche perché si è da tempo in balia di autori che da un lato guardano ai generi con imbarazzo e dall'altro nutrono la convinzione di riabilitarlo (elevarlo?) attraverso pratiche alte, utilizzandoli come scusa per fare finto cinema "alto". Giuseppe Tornatore é da sempre uno questi. Peccato che al baciato dagli Oscar, Tornatore, manchino del tutto poetica, rigore, e in definitiva l'umiltà necessaria per "scendere" all' altezza di uno sguardo non elitario, in senso più estetico che contenutistico. Il risultato è quasi sempre falso, superficiale, ricattatorio, paraculato da alibi -solo intellettualisticamente- "artistici". LA MIGLIORE OFFERTA è la summa di questa sua visione del fare cinema. Un giochino polanskiano/langhiano, pompato a dismisura dall'uso smodato e sgrammaticato di carrelli, dolly e da una musica tornituante(Morricone talmente manierista da sembrare un imitatore) al limite della sopportazione. Ah, poi ci sono anche gli "attoroni" hollywoodiani, messì lì bell'apposta per fare da garanzia di qualità, nel senso che non si tratta affatto di scelte coraggiose o utili all'economia del racconto, bensì mercantili, conformiste, banali, da specchietto per le allodole. Tutto è prevedibile fino allo spasmo (colpa anche di una sceneggiatura enfatica quanto e forse più della velleitaria regia), sempre che non si scambino gli spifferi per brividi e non si abbia mai sentito parlare di altri film noir, come LA STRADA SCARLATTA o LA DONNA DEL RITRATTO, per citarne solo un paio. La scuola americana, con tutti i suoi difetti, ha insegnato che il genere, in questo caso il noir, prospera nell'asciuttezza, mentre quella italiana degli anni 60-70-80 (oggi presa a modello da tutti, tranne -per assurdo- dai cineasti italiani) ci ha mostrato la via della stilizzazione barocca. Tornatore, invece, facile preda di malie tecniche, svolazza con la mdp ed esagera sui primi piani delle sue star da "listino" per multisale, ma anche precipita, inseguendo fantasmi di modelli per lui irraggiungibili. VOTO: !!